La professione può essere capita guardando indietro.
Ma va vissuta guardando avanti...

IL MANIFESTO DI INFERMIERI IN CAMBIAMENTO

ISTANTANEA

Ad oggi, la situazione complessiva della professione, si può spiegare con due espressioni:

  1. “questione infermieristica” volendo intendere un insieme di problemi, di contraddizioni, di debolezze, di incompetenze, di arretratezze, di responsabilità nostre e di altri, che nel loro insieme producono inconcludenza, stallo, invarianza, regressività, frustrazioni in ciascuno di noi, rubandoci il futuro;
  2. “post-ausiliarietà” per definire una condizione della professione assurda e inaccettabile. Quella cioè di essere definita sulla carta in un modo ma risultare completamente differente nella realtà di lavoro; come se quanto definito formalmente fosse negato. Come se l’evoluzione normativa, da noi conquistata, non valesse niente.

Nel corso dell’ultimo ventennio la professione ha conosciuto un proficuo processo di professionalizzazione, denso di conquiste sul piano normativo/formativo ed organizzativo. Il legislatore ha pensato per noi una figura che si distaccasse definitivamente dall’ essere professione sanitaria ausiliaria per divenire professione sanitaria autonoma, competente, autonoma e responsabile in risposta ai mutati e complessi bisogni di salute della collettività e dando seguito alle richieste della professione stessa. Eppure, nell’ epoca della post-ausiliarietà, l’evoluzione normativa rimane non tradotta nella prassi clinica. Ancora oggi il pensiero “ausiliaristico” sembra dominare a tutti i livelli, in barba alle evidenze normative. Questa situazione finisce per far perdere la consapevolezza del nostro stesso ruolo. Il persistere di questo limbo di vaghezza è la condizione ideale per utilizzare l’infermiere flessibile e tuttofare come pedina non pensante e mero esecutore, costituendo terreno fertile al demansionamento più becero.
Evidentemente vi fu posta grande fiducia nella forza illuministica della norma, capace da sola di cambiare, valori professionali, consuetudini, organizzazioni, pratiche; tuttavia ad oggi possiamo affermare che non solo le norme non hanno cambiato nulla ma al contrario le prassi, le organizzazioni, le abitudini hanno respinto le novità apportate dalle norme. Abbiamo creduto che l’infermiere del futuro fosse la proiezione delle norme e che esse avrebbero cambiato automaticamente le organizzazioni del lavoro senza alcun progetto attuativo perché la norma lo contiene in sé. Dobbiamo ammettere, con onestà, il fallimento di questa linea politica poiché la pratica clinica quotidiana rifiuta il nuovo ruolo dell’infermiere. Le leggi che attengono al nostro governo legislativo possono essere beatamente disattese (come succede nella realtà quotidiana), a partire dallo Stato, senza alcuna sanzione o reprimenda. Contiamo così poco che coloro (ministero, regioni, aziende e strutture sanitarie varie) che non applicano le nostre leggi non commettono nessun reato.
Negli ultimi 5 anni il grido di allarme transgenerazionale di tanti infermieri impegnati, DA SOLI, a difendere la propria dignità professionale contro una serie di contraddizioni, di incompetenze e di arretratezze, non è stato ascoltato da nessuno. Peggio! Hanno cercato di tappaci la bocca con provvedimenti disciplinari dai metodi intimidatori indirizzati ai colleghi che semplicemente esigono un loro diritto: esercitare la professione in ossequio alle leggi.
Questo muro tra conservatorismo e innovazione eretto prima di tutto dagli infermieri contro gli infermieri, alimenta una continua lotta intestina inutile e deleteria che impedisce lo slancio della professione. Adesso basta! Aggreghiamoci e insieme liberiamo le idee, creiamone di nuove, facciamole conoscere, mettiamo in atto piccoli/grandi azioni rivoluzionarie, rompiamo l’isolamento culturale nel quali siamo finiti per com-muoverci insieme per un ammodernamento culturale radicale della professione.
Per la “questione infermieristica” le manifestazioni da sole non bastano. Serve chiamare in causa l’intero sistema della nostra rappresentanza, il tipo di relazioni che abbiamo nei confronti delle nostre controparti, il tipo di organizzazioni del lavoro nelle quali operiamo, i rapporti con gli organi rappresentativi professionali e con le altre professioni, ecc.
A proposito, c’è un nodo strategico che dobbiamo sciogliere e che sino ad ora da nessuno è stato sciolto, anzi da ogni parte è stato oggetto di tanti pregiudizi e di tante riserve mentali e di tanti conflitti inutili. Quello del rapporto da una parte con i medici dall’altra con gli oss e più in generale con gli altri operatori.
La post ausiliarietà cioè non essere più ausiliari (solo sulla carta), nasce prima di tutto dal fatto che il nostro ruolo è inevitabilmente in relazione con altri ruoli dentro delle organizzazioni tayloristiche (frammentate e divise). Il che vuol dire che:

  1.  non possiamo ridefinirci a prescindere dagli altri;
  2. bisogna definire una organizzazione del lavoro nella quale l’infermiere, il medico e l’oss riconoscano la propria interdipendenza;
  3. se il ruolo dell’infermiere deriva da una divisione del lavoro tra ruoli allora è necessario ridefinire le forme storiche di cooperazione tra di essi e quindi la divisione del lavoro nel servizio;
  4. che bisogna definire organizzazioni in grado di valorizzare tutti.

Quindi convincere, concordare e condividere che è necessario un processo di “co-evoluzione” poiché l’esercizio di una professione è relativa all’esercizio contestuale di altre professioni e non si può pensare di farla evolvere senza far evolvere contestualmente le professioni che con i loro rapporti la definiscono.
Curiamo dunque la “questione infermieristica” con una nuova cultura, nuove politiche professionali, con un rinnovamento della rappresentanza, con nuove relazioni con gli altri professionisti, in nuovi modelli organizzativi.
Al fine principale di mettere in circolazione idee di riforma, di favorire l’emancipazione culturale degli infermieri e la coevoluzione delle professioni, di aiutare il dialogo tra i vari livelli della professione e di sostenere l’intesa su piattaforme e programmi comuni, abbiamo deciso di costituire Infermieri In Cambiamento. In qualità di nascente movimento di cultura e innov-azione, intendiamo proporre agli organi di rappresentanza professionali periferici e centrali un “progetto attuativo” di sintesi, di partecipazione e di connessione, basato sul seguente programma politico/culturale.