La professione può essere capita guardando indietro.
Ma va vissuta guardando avanti...

Il Suicidio dell’Infermieristica

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Ricordo ancora la “Giornata dell’Orientamento” organizzata dall’Università di Sassari per presentare i Corsi di Laurea ai futuri studenti che stavano affrontando l’esame di maturità. Ero un giovane soccorritore del 118, ed ancora rimbombano nella mia testa le roboanti parole udite allo stand di infermieristica:


“Ci stiamo evolvendo” ,”Andiamo a passo svelto verso le competenze avanzate” ,”L’infermiere è il lavoro dei professionisti sanitari del futuro”.


Sono passati più di quindici anni e a quelle parole è seguito unicamente un lento declino della professione ma, a dare il colpo di grazia definitivo ad ogni velleità di crescita, sono state queste ultime settimane.
Se da un lato lo Stato con l’avallo di Sindacati e Ordine Professionale ha fatto nascere la nuova figura specialistica dell’ “infermiere usa e getta” che sarà libero dal vincolo di esclusività solo ed esclusivamente per essere sfruttato nella pandemia ad uso e consumo delle altre professioni, dall’altro sta nascendo la figura specialistica dell’ “infermiere senza competenze” che contemporaneamente cede la somministrazione dei vaccini ai farmacisti e le sue competenze altamente complesse nel settore extraospedaliero dei pazienti cronici agli Oss attraverso la legge Regionale del Veneto.
In queste ore vedo numerosissimi colleghi stracciarsi le vesti contro farmacisti e contro il governatore Zaia, dimenticandosi sistematicamente di attaccare gli unici responsabili di questa Caporetto della professione: loro stessi.
Nessuno che riflette o propone di chiedere spiegazioni a Sindacati e Ordine Professionale della cronica incapacità di incidere politicamente nonostante la forza rappresentativa enorme di cui dispongono. Nessuno che si chieda se questa serie di sconfitte siano dovute ad inesperienza, incapacità o peggio ancora malafede.
Nessuno che si chieda se, con la nascita della Dirigenza, sussista un insanabile divergenza di interessi tra la massa di infermieri sfruttati e una piccola elite che occupa i posti di potere contemporaneamente nelle Aziende e negli Organi di rappresentanza della professione creando di fatto un’insanabile conflitto di interessi.
Perchè in questi quindici anni, se da un lato un gruppo di infermieri lottava per la crescita della professione nei reparti e nei tribunali, dall’altro un altro gruppo popolato di dirigenti e (sempre meno) coordinatori, da dietro comode scrivanie ci raccontava che “ il demansionamento non esiste” e che “dobbiamo riappropriarci dell’assistenza di base” oppure con roboanti dichiarazioni come “Se lasciamo l’assistenza di base agli Oss ridurranno il numero di infermieri” al solo individualistico fine di poter gestire i reparti con piante organiche ridotte al minimo ed evitare di favorire le giuste rivendicazioni dei colleghi, arrivando persino a presentarsi in tribunale come testi di parte dell’Azienda nelle cause che chiedevano il rispetto della dignità della categoria.
E’ così avvenuto, per l’interesse di pochi e la pavidità di molti, ci siamo tenuti stretti l’assistenza di base, evitando in ogni modo di attribuirla come previsto per legge agli OSS, e oggi ci stracciamo le vesti se agli Oss e i Farmacisti vengono attributite le mansioni altamente complesse che noi abbiamo ripetutamente e colpevolmente rifiutato di accettare come futuro e nuovo fulcro della nostra professione.

Ed oggi assistiamo nuovamente al “circo”, perchè di questo si tratta, della presentazione dell’infermiere del futuro, con l’assurdo che a pubblicizzarlo sui social spesso sono gli stessi che pochi mesi fa, per non contrariare i loro padro…..primari, invitavano i colleghi a non aderire allo sciopero che mirava ad ottenere risultati storici per la professione.
Siamo una categoria che si è suicidata, avvelenata dagli interessi di pochi e finita definitivamente dalla mancanza di coraggio degli altri.


Dott. Andrea Farris,
Co.Auto.Re e Socio Fondatore di Infermieri In Cambiamento.

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