La professione può essere capita guardando indietro.
Ma va vissuta guardando avanti...

“Io sto con Infermieri in Cambiamento”

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Il collega Giuseppe Candelori ci invia un attestato di sostegno al nuovo movimento.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo estremamente interessante, firmato Raffaele Varvara, fondatore del movimento Infermieri in Cambiamento. È stato come guardarsi allo specchio. Nelle sue parole leggevo il mio pensiero, così ho pensato: “Che sia davvero la volta buona che qualcuno riesca a darci voce?”.

“Per ottenere la felicità dovremmo accettare di non restare mai senza un obiettivo importante”. Lo diceva “la signora con la lanterna”, all’anagrafe Florence Nightingale, peraltro nata nella nostra amata Firenze. Chissà cosa penserebbe la pioniera dell’infermieristica moderna se esercitasse la professione ai giorni nostri. Non lo sapremo mai. Ma sappiamo quanto l’indignazione dei colleghi infermieri sia arrivata alle stelle.

“In Italia siamo messi male”. Questa è la frase più ricorrente quando ci si immerge in discorsi relativi alla nostra professione. E come dare torto a chi la pronuncia. Nonostante gli infermieri italiani siano tra quelli con la miglior preparazione a livello mondiale, nel nostro bel Paese la valorizzazione ha raggiunto i minimi storici. Molti giovani e meno giovani decidono di emigrare all’estero per cercare (e trovare quasi sicuramente) migliori compensi, migliori prospettive e condizioni.

Siamo tra i migliori, ma non conviene dimostrarlo a casa nostra: un paradosso assurdo. Il problema non sta tanto nella professione stessa, quanto nella concezione che si ha di essa, sia a livello sanitario-dirigenziale, sia a livello popolare. Lungi da me far passare gli infermieri come vittime, poiché non lo sono affatto. Anzi, gran parte della colpa per ciò che si vive oggi nelle corsie di pubbliche strutture o tra i corridoi delle fondazioni private è proprio dei diretti interessati. Non credo esista categoria più disunita degli infermieri italiani. Questa è la prima cosa da modificare: il cambiamento si sviluppa attraverso i primi passi di ognuno; all’unisono bisogna dire stop.

Io credo in questo nuovo movimento, Infermieri in Cambiamento, e ne voglio fare parte. Essere parte di qualcosa vale tanto quanto essere parte di qualcuno, per esempio il proprio partner: mai vorremmo il male delle persone a noi care, e il principio per rilanciare gli infermieri italiani è lo stesso.

Gengis Khan è riuscito a unificare popoli, mentalità e culture, costruendo (seppur per breve tempo) uno degli imperi più vasti della storia. A noi basta guardare nella stessa direzione, avere la stessa convinzione, per cambiare, evolverci e migliorare. E Infermieri in Cambiamento sembra essere oggi l’unica terra pia dove noi professionisti possiamo unirci, creando così i presupposti per una categoria finalmente solida e ambiziosa. Oppure, se vogliamo, anche l’unica terapia per sedare il malessere che si annida sotto troppe divise.

– Giuseppe Candelori

Fonte: Redazione Nurse Times

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