(di Alessio Carpegna)
Per poter parlare di questo argomento bisogna avere uno sguardo rivolto al futuro, libero da congetture e tabù, da cui la cultura Italiana è attanagliata.

Questo ovviamente trova riscontro anche tra i professionisti stessi che la esercitano.
Innanzitutto mi presento, mi chiamo Alessio Carpegna e sono laureato in infermieristica. Ho avuto la fortuna di esercitare la nostra splendida professione nel mondo anglosassone per circa sei anni, infatti cercherò di argomentare rifacendomi a esso, prendendone gli aspetti che ho ritenuto più rilevanti e tralasciandone altri che a mio onesto parere ci appartengono meno.
Molti professionisti parlano male della sanità anglosassone e della sua organizzazione. In primis i medici, in quanto perderebbero il loro strapotere che attualmente detengono nel nostro paese, qualora dovesse essere messo in discussione in toto o in parte.
Come immaginare la carriera infermieristica se non attingendo alla sue origini, al paese che ha dato vita all’infermieristica intesa come scienza rivolta allo studio dell’assistenza e del soddisfacimento dei bisogni dell’individuo, non solo in ambito ospedaliero ma anche familiare e nella società, ponendolo al centro d’essa, poiché sono elementi imprescindibili per il raggiungimento della felicità, realizzazione e mantenimento della salute psico-mentale dell’uomo, al fine che sia realmente indipendente attraverso una corretta educazione sanitaria.
L’idea per quanto riguarda la carriera professionale sarebbe quella di avere un direttore infermieristico (ward manager) per ogni unità operativa al pari dell’attuale direttore medico, al fine di suddividere, bilanciare il potere e le responsabilità.
Esso, sarà coadiuvato da vari coordinatori di turno ,i quali dovrebbero a loro volta essere specializzati nell’ ambito in cui prestano servizio; ogni turno deve avere tre coordinatori i quali saranno i super visori del infermiere non specializzato in un determinato ambito (in Inghilterra viene definito general adult nurse).
Al disopra delle figure menzionate si pone la direzione sanitaria infermieristica che funge da organo di controllo di tutte le attività e organizzazioni infermieristiche nelle varie unità operative; all’interno della direzione trova collocamento l’attuale laureato in scienze infermieristica e ostetricia (Laurea Magistrale).
A questo punto ci si chiede come si possa raggiungere questo traguardo anche in Italia?

Come accade in Inghilterra e in altri paesi,al fine di garantire una gestione neutrale e una massima efficienza, andrebbe rioganizzato l’organigramma delle Asl di tutto il territorio nazionale. Ciò implicherebbe che la politica non può e non deve avere interferenza e potere poiché le cariche ai vertici, come i direttori,non verrebbero scelti per clientelismo politico o per avanzamenti di carriera poiché non sarebbero medici o professionisti sanitari a doverle ricoprire.
Messo in atto quanto sopra ,si potrà successivamente passare a riorganizzare la carriera e la formazione professionale come già suggerito, cambiando il percorso degli studi universitari degli infermieri inserendo le varie specializzazioni.

Si potrebbe portare il percorso di studi di base a quattro anni o lasciarlo a tre con l’inserimento delle varie specialistiche che a seconda della complessità potranno essere di uno, di due o tre anni.

Tuttavia la cosa più importante sarebbe quello di migliorare la formazione del professionista infermiere, creando una facoltà distaccata da quella di medicina, togliendo i medici dalla formazione infermieristica, poiché uno studente dovrebbe essere formato nei vari ambiti da altri professionisti infermieri e non dal suo antagonista che, spesso ha frenato la crescita per continuare a detenere una sanità medicocentrica.
D’altro canto non vedo infermieri che insegnano nei corsi di medicina. L’intero sistema meriterebbe una rivoluzione radicale sia dal punto di vista organizzativo che della formazione, poiché allo stato attuale il nostro sistema sanitario, organizzativo e formativo risulta per molti aspetti retrogrado, arcaico, immobile, ostinato a non voler cambiare per ragioni che non osiamo immaginare.
Questa rivoluzione culturale ovviamente richiede un grande impegno e sforzo da parte di tutti perché solo uniti possiamo ottenere simili risultati, dobbiamo combattere compatti, perché un corpo diviso contro se stesso non potrà che essere annientato, vi immaginate il cervello che fa la guerra al cuore o ad altri organi? Quali sarebbero le conseguenze?
L’infermiere factotum non ha più ragione d’esistere cosi come non esiste il medico factotum e non capisco perché in Italia si pretenda ancora questo, quando vi è riconosciuta la sua autonomia professionale e di carriera specializzata in ogni paese del mondo.
Il professionista che consegue una formazione universitaria di base può lavorare nelle varie unità operative dei vari ospedali del territorio nazionale come succede nel Regno Unito, ovviamente il suo raggio d’azione sarà limitato .
Quando si presentano delle situazioni che richiedendo l’intervento dello specialista, anche fosse una medicazione, sarà lo specialista a prescriverne il trattamento e il bendaggio, come in Inghilterra, che sono definiti nurses practitioners.
Le specialistiche oltre a fare curriculum devono avere un cospicuo compenso economico, sarebbe perciò fondamentale l’uscita dal comparto, permettendo al professionista di lavorare in più ambiti, siano essi pubblici che privati e di ottenere situazioni contrattuali più favorevoli, creando competitività tra pubblico e privato riguardo a chi offre di più per avere il professionista che metterà le proprie capacità e conoscenze a disposizione dell’ente.
Vanno tolti i numeri chiusi dalle università affinché lo studio torni a essere un diritto di tutti (articolo 37 della costituzione), altamente violato ormai da decenni dalle varie riforme universitarie che si sono susseguite, a mio avviso una peggio dell’altra, cosi come la legislazione riguardante le professioni sanitarie.

Un esempio ne è la 42 del 99 che perde la sua efficacia proprio per i motivi menzionati all’inizio dell’articolo, sulla divisione dei poteri, allo stato attuale il medico la fa da padrone quindi qualsiasi legge perde di concretezza se non si riorganizzano le carriere e le dirigenze.
Fondamentale sarebbe anche rivedere l’artico 97 della costituzione, al fine di reclutare utilizzando altri criteri, cosi che il lavoro torni a essere un diritto di tutti(art 1 e 4 della costituzione).
Certamente le cose da cambiare, approfondire e rivedere sono moltissime, successivamente ne affronteremo e ne approfondiremo delle altre, di carne da mettere sul fuoco c’è né, quello che bisogna trovare sono gli strumenti, le soluzioni per concretizzarle e metterle in atto, ma soprattutto la voglia e la consapevolezza, che a noi infermieri mancano.

Dott. Alessio Carpegna

Co.Auto.Re di Infermieri In Cambiamento