In questi giorni ha fatto molto scalpore la notizia riguardo la proposta di sostituzione della figura professionale infermieristica, quindi un professionista formato che nella sua vita ha studiato e praticato più iniezioni di qualsiasi altra professione esistente, durante la campagna vaccinale con la figura del farmacista che ha praticato tirocini lontano dai malati, lontano dalle corsie ospedaliere, lontano dalle urgenze/emergenze, e sfidiamo, lontano anche solo nel fare un’iniezione intramuscolare (non presente nel proprio percorso di studi, ma neanche nel loro profilo professionale, codice deontologico e livello giuridico). Ma ne parleremo a breve.
Spiegherò semplicemente come l’infermiere sia la professione più idonea dal punto di vista legislativo allo svolgimento di una così semplice mansione (semplice per noi infermieri, ovvio).
Con il DM 739/94 all’articolo 1, si definisce che l’infermiere è il professionista sanitario responsabile dell’assistenza generale infermieristica, preventiva, curativa, palliativa, di natura tecnica relazionale ed educativa; Successivamente con la norma giuridica 42/99 l’infermieristica diventa a tutti gli effetti professione sanitaria e non più professione sanitaria ausiliaria. Con questa norma viene eliminato definitivamente il mansionario e da qui in poi parleremo di profilo professionale.
Successivamente nel 2000 con la legge n°251 viene istituita la dirigenza infermieristica con i servizi SITRA e DIOA, nel 2006 ancora una volta con la norma 43 vengono individuate le specializzazioni infermieristiche, si sottolinea l’obbligatorietà per il professionista di essere iscritto al collegio degli infermieri, ora ordine professionale.
Ad oggi l’infermiere è un professionista autonomo responsabile del suo operato, a sottolinearlo ulteriormente è stata la legge 24/2017 denominata “legge Gelli-Bianco”. La norma tratta di responsabilità professionale, nell’articolato non si parla più di responsabilità medica ma di responsabilità relativa agli esercenti delle professioni sanitarie e quindi anche degli infermieri. Con questa legge assume notevole importanza anche l’obbligo di avere una propria assicurazione professionale in caso di colpa.
Tutti questi riferimenti normativi per dire che gli infermieri hanno effettuato negli anni un processo di professionalizzazione importante, soprattutto da un punto di vista formativo, in quanto ad oggi gli infermieri sono LAUREATI, potendo accedere alla laurea magistrale, master di primo e secondo livello e dottorati di ricerca e obbligati ad una formazione continua (229/99).
Abbiamo chiarito come il professionista infermiere sia in regola per essere definito idoneo durante la campagna vaccinale. Ritorniamo alla questione della figura del farmacista, spiegandovi perché non è una figura idonea:
La questione balzata alla cronaca recente, estrapolata dal DL Sostegni, è relativa al vincolo di esclusività, in qualche modo attenuato solo per effettuare le vaccinazioni anticovid, stante l’attuale emergenza epidemiologica.
Nel DL emerge a chiare lettere quanto i professionisti sanitari siano trattati con due pesi e due misure differenti, infatti mentre gli infermieri potranno vaccinare ma in presenza del medico, i farmacisti potranno svolgere la pratica vaccinale in assenza della figura medica…..…………………….(scusate ma solo questa notizia ha bisogno di tanti puntini di riflessione).
In questo caso la domanda sorge spontanea:
“ i farmacisti non stanno incorrendo in esercizio abusivo di professione sanitaria ? “ (disciplinata dall’articolo 348 del c.p.)
Ma diremo di più.
Nel loro Codice Deontologico, all’art.3 punto 2, si evince che:
Al farmacista è vietato porre in essere, consentire o agevolare a qualsiasi titolo:
• l’esercizo abusivo della professione;
Ci sarebbe anche da sottolineare come all’art. 4 si evinca che:
• Il farmacista, nella sua qualità di operatore sanitario, collabora con le autorità coadiuvandole nel raggiungimento degli obiettivi istituzionali. Il farmacista è tenuto a collaborare e mettersi a disposizione delle autorità preposte in tutte le situazioni di calamità pubblica con interventi di prevenzione e di educazione sanitaria.
Quindi non di natura tecnica come quella che può essere considerata una iniezione di un vaccino, ma soprattutto capiremmo in forte carenza di Infermieri, ma gli infermieri CI SONO.
Occorre dire che i professionisti infermieri già in ordinario svolgono l’attività vaccinale e sono preparati nell’ intervenire in caso di reazioni avverse avendo numerose certificazioni.
Qualche giorno fa anche il Presidente dell’ordine dei Medici Filippo Anelli ha affermato che “va garantita sempre e comunque la sicurezza del cittadino e che il medico sarà presente in ogni sede comprese farmacie e parafarmacie. La giusta esigenza di accelerare e ampliare la campagna vaccinale non può andare a discapito della sicurezza “ –
Sempre all’art. 10 del loro codice deontologico si parla di questo:
• Il farmacista collabora con il medico e con le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, al fine di assicurare la migliore appropriatezza terapeutica.
che in questo caso ci sembra obbligatoria.
Due pesi e due misure? Due professioni intellettuali ma non allo stesso modo?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Dott. Carmine Lambiase,
Co.Auto.Re di Infermieri In Cambiamento.