La professione può essere capita guardando indietro.
Ma va vissuta guardando avanti...

PROGRAMMA POLITICO/CULTURALE - Formazione IN CAMBIAMENTO

  1. REVISIONE DELL’IMPIANTO FORMATIVO:
    basta formare infermieri specialisti per impiegarli in aree generaliste! È uno spreco! Urge trovare il giusto equilibrio tra l’estrema generalità che rende possibile il fenomeno per cui si formano infermieri di area critica per poi impiegarli in area medico/geriatrica, e l’estrema specializzazione che paralizzerebbe il sistema. L’ infermiere deve uscire dall’università specializzato in un area di assistenza e deve poter operare in una organizzazione del lavoro consona alla sua specializzazione con tutto un apparato contrattuale e concorsuale che renda spendibile e attuabile questo nuovo impianto formativo. Giungere al 3 + 2 con magistrale a numero aperto come naturale prosecuzione del percorso di studi triennale poichè insensato limitare l’accesso alla cultura per una categoria che ha bisogno di una rivoluzione culturale! L’infermiere in possesso della sola laurea triennale potrà operare in aree generaliste, l’infermiere con laurea magistrale potrà operare in aree specialistiche.
  2. MODIFICA DEGLI ORDINAMENTI DIDATTICI (TRIENNALE):
    l’infermiere del futuro deve saper governare la complessità, deve saper decidere tenendo presente tantissime variabili e deve poter fornire alla persona tutti gli elementi necessari per operare scelte assistenziali in modo consapevole e libero. Nel processo di presa in carico dei suoi assistiti, deve garantire conoscenze per individuare precocemente quadri clinici tendenti all’ instabilità, per modificare la pianificazione assistenziale, per riconoscere i problemi collaborativi; Più farmacologia, semeiotica, fondamenti di ecografia funzionale all’ assistenza infermieristica (es. valutare patrimonio venoso o riempimento vescicale), più metodologia della ricerca, in modo da fornire strumenti validi per l’aggiornamento e la linearità dell’approccio ai problemi; più “soft skill” come le tecniche di gestione dei conflitti per difenderci dalle aggressioni sempre più frequenti. Più insegnamenti di comunicazione e relazione efficace. Per far spazio a tutto questo bisogna cancellare una volta per tutte dai programmi formativi gli insegnamenti appartenenti ad altre figure professionali come il rifacimento dei letti e tante altre pratiche domestico alberghiere.
  3. MODIFICA DEGLI ORDINAMENTI DIDATTICI (MAGISTRALE): i programmi didattici delle magistrali, oltre ad essere estremamente difformi sul territorio nazionali, sono un remake della triennale. Le nuove magistrali si differenzieranno a seconda della specializzazione (area medico/geriatrica, area chirurgica, area critica, area psichiatrica, area pediatrica) e dovranno assorbire la miriade di master clinici di primo livello per formare l’infermiere specialista. Conterranno altresì contenuti trasversali come l’educazione, la leadership, la formazione e gestione del personale, la ricerca ecc…
  4. MODIFICA DELL’ IMPIANTO FORMATIVO POST-BASE (MASTER):
    abolizione dei master clinici di primo livello (che verranno assorbiti nelle magistrali) e avvio di nuovi master per l’area gestionale e l’area formativa (a titolo esemplificativo il nuovo master in metodologia dell’insegnamento clinico con contenuti di didattica clinica, sarà destinato a formare i tutor di tirocinio perchè, come i docenti universitari, incidono molto sulla formazione dello studente; non possiamo continuare a improvvisare l’affiancamento degli studenti affidandoli ai colleghi più volenterosi! Gli studenti devono essere affiancati solo ed esclusivamente da personale formato all’insegnamento che si impegnerà a rimuovere gli ostacoli all’apprendimento del tirocinante. Questa figura deve essere riconosciuta contrattualmente ed economicamente per la grande responsabilità che ha.)
  5. TIROCINIO: NO allo sfruttamento degli studenti impiegati come forza lavoro per compensare carenze e disservizi anche durante i turni notturni di domenica e festivi. NO all’affiancamento degli studenti del primo anno agli oss, “per imparare il mestiere” a rifare letti. SI a percorsi di tirocinio con obiettivi rivisitati che non si limitino all’apprendimento delle procedure infermieristiche perché la presa in carico della persona non è solo la somma delle varie tecniche. Lo studente deve essere valutato rispetto alla gestione delle risorse nella complessità, alla leadership, al pensiero clinico/critico, rispetto ad obiettivi non solo tecnico/manuali ma anche e soprattutto rispetto agli obiettivi del campo relazionale. Tirocinio solo in UUOO in possesso di specifici requisiti che non generino dissonanza cognitiva negli studenti (“a scuola ti hanno detto XY ma qui abbiamo sempre fatto così”).
  6. MODIFICA DELL’ IMPIANTO FORMATIVO POST-BASE (ECM): convergere tutti gli ecm, sul più grande bisogno formativo degli infermieri, il recupero e la ricontestualizzazione delle basi normative, disciplinari e metodologiche del nostro campo di attività e responsabilità professionale. Urge definire e livellare i bisogni formativi di una categoria ancora molto eterogenea da un punto di vista culturale e difforme nelle sue linee di condotta professionali, per rendere i professionisti consapevoli del loro campo di attività e responsabilità. Verifiche per corsi ecm “fasulli” e sanzioni per i professionisti che non raggiungono il monte crediti triennale.
  7. AUMENTO DEL NUMERO DI PROFESSORI INFERMIERI E RICONOSCIMENTO CONTRATTUALE: per inaugurare una nuova cultura a partire dalla formazione, bisogna incrementare il numero di professori infermieri così da presidiare il nostro MED45, altrimenti consentiremo al ministro di turno di tagliarci le docenze di infermieristica per regalarle ad altri professionisti. Reclutare e assorbire nel sistema della formazione i laureati magistrali con comprovate competenze e conoscenze. Inquadramento contrattuale in apposita sezione (contratto fuori dal comparto) per il corpo docente universitario afferente ai settori scientifico-disciplinari dei corsi di laurea delle professioni sanitarie; Il docente infermiere non deve essere dedicato esclusivamente alla docenza anzi deve coniugare attività clinica, ricerca e docenza.
  8. FORMAZIONE INTERPROFESSIONALE: Implementare una formazione interprofessionale con CFU obbligatori condivisi con altri studenti per coltivare la multidisciplinarietà e la coevoluzione già dalla formazione;
  9. RIPENSAMENTO EPISTEMOLOGICO: Insegnare la disciplina infermieristica fondata su un unico modello concettuale per unificare il linguaggio degli infermieri del futuro;
  10. VERIFICHE DELL’ANVUR: Sensibilizzare l’ANVUR ad accreditare i corsi di laurea e le sedi di tirocinio solo se in possesso di specifici requisiti concordati;
  11. SENSIBILIZZAZIONE DEGLI STUDENTI: sulla questione infermieristica e sull’epoca della post ausiliarietà. Gli studenti devono rendersi consapevoli di essere agenti di un cambiamento radicale della professione durante tutto il loro percorso formativo, ponendo l’accento sulla legislazione e sul governo legislativo professionale. Il cambiamento della professione dipende da quanto gli studenti sono consapevoli di dover essere altro rispetto all’infermiere del secolo scorso.
  12. SCUOLA DI SCIENZE DELLA SALUTE: uscita dalla facoltà di medicina e inaugurazione di una scuola per le professioni sanitarie. No a medici presidenti dei cdl in infermieristica.

PROGRAMMA POLITICO/CULTURALE - Modelli organizzativi IN CAMBIAMENTO

  1. ABOLIZIONE DEL MODELLO PER COMPITI: che riduce e frammenta la complessità del processo assistenziale in meri compiti da eseguire in serie, a chiamata. Le logiche del taylorismo ad oggi confliggono con i mutati e complessi bisogni di salute della collettività e finiscono per atrofizzare il pensiero critico di professionisti, sulla carta “intellettuali”. Pensate alle alienanti X (crocette) da applicare su quelle specie di griglie precompilate.
    “Infermieri In Cambiamento” si impegna a stringere costanti e proficui rapporti con la rete dei dirigenti infermieristici italiani per monitorare la rimozione degli ostacoli allo sviluppo di modelli organizzativi in grado di valorizzare l’infermiere nella prassi come da profilo. Nei nuovi modelli organizzativi, l’infermiere deve pianificare l’assistenza, presidiare le proprie competenze di base e specialistiche, prescrivere interventi assistenziali di bassa complessità e discrezionalità e ad alta standardizzazione al personale di supporto per dedicarsi al paziente tout court con il suo patrimonio di conoscenze e competenze. La pianificazione assistenziale, obbligatoria per legge, consente di valutare gli outcomes sugli assistiti per rendere visibile il nostro determinante contributo;

    “Infermieri In Cambiamento” si impegna a veicolare il cambiamento verso la dirigenza intermedia (coordinatori infermieristici, incarichi di funzione e responsabili infermieristici di presidio/dipartimento).

    “Infermieri In Cambiamento” si impegna coi sindacati per mettere in atto leve economiche incentivanti per l’attuazione del cambiamento, superando le vecchie retribuzioni “a pioggia”.

    “Infermieri In Cambiamento” si impegna a capillarizzare il cambiamento grazie alla rete di coautori che saranno il fulcro tra opi, dirigenti e sindacati.

  2. SANZIONI E MISURE DISINCENTIVANTI per gli infermieri che a qualsiasi livello, non dimostrano aderenza al nostro campo di attività e responsabilità, denigrando, così, la professione tutta. Se si viola il codice della strada, si incorre in una sanzione pecuniaria, ma se si viola il DM 739/94, succede niente, perché? Sono entrambi leggi dello Stato ed entrambi meritevoli di sanzioni pubbliche. Gli OPI, enti sussidiari dello Stato, vigileranno sulla corretta applicazione del profilo professionale ed erogheranno le giuste sanzioni in caso di violazioni.
  3. COEVOLUZIONE: creare ponti coi sindacati e le rappresentanze degli esercenti le altre professioni sanitarie per ripensare insieme le nuove organizzazioni del lavoro che riconoscano multidisciplinarietà e interdipendenza delle professioni.

PROGRAMMA POLITICO/CULTURALE - Lavoro IN CAMBIAMENTO

1. USCITA DAL COMPARTO: istituzione di un area di contrattazione autonoma degli infermieri e allineamento degli stipendi agli altri paesi europei (ci adeguiamo in tutto all’ Europa tranne che sui salari degli infermieri, come mai?) con annesso:

  • INQUADRAMENTO DEFINITO DELLE COMPETENZE ESPERTE E SPECIALISTICHE, in nuovi modelli organizzativo-assistenziali, compreso l’ inquadramento del corpo docente universitario afferente ai settori scientifico-disciplinari dei corsi di laurea delle professioni sanitarie;
  • SVILUPPO PROFESSIONALE E DI CARRIERA, in seguito ai percorsi di formazione e aggiornamento conseguiti;
  • PRESCRIZIONE INFERMIERISTICA: Modifiche all’ impianto legislativo sulla prescrizione di farmaci e presidi. L’ infermiere deve poter indicare e prescrivere i presidi assistenziali che ritiene utili senza passare dal medico per alleggerire una burocrazia inutile e deleteria per l’assistito.

2. MONITORAGGIO DELLA “SVENDITA” PROFESSIONALE: STOP ad ogni forma di intermediazione tra l’azienda pubblica e il personale che concorre direttamente agli obiettivi di salute. Controlli severi sulle attività di cooperative, agenzie di lavoro, strutture private che mirano agli obiettivi di risparmio/guadagno sulla pelle degli infermieri e dei pazienti. Siamo passati da essere ausiliari al medico ad essere ausiliari delle aziende o peggio, schiavi di cooperative!

3. STOP AL MINUTAGGIO dell’assistenza (metodo del tutto obsoleto e non adatto all’erogazione dell’assistenza ad opera di professionisti). Sensibilizzare ed armonizzare le regioni affinchè si ridefiniscano nuovi standards di accreditamento del personale infermieristico e soprattutto degli OSS sulla base delle evidenze scientifiche relative agli esiti, alla luce dei dati emersi dallo studio internazionale RN4CAST. Dobbiamo riappropriarci del tempo di relazione che è tempo di CURA!

4. LIBERA PROFESSIONE: Stop alle partite IVA che si trasformano in lavoro parasubordinato da parte di cooperative e agenzie interinali sfruttatrici. Revisione dell’obbligo di versamento dei contributi in Enpapi che oltre ai disservizi e alle irregolarità amministrative, rappresenta un ostacolo ad eventuali scelte di carriera, anche gli infermieri in libera professione devono poter versare i propri contributi all’INPS. Implementazione della cultura della libera professione durante la formazione accademica per limitare il lavoro nero tra professionisti.

5. ESTENDERE RISULTATI E BEST PRACTICES SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE: i sindacati hanno vinto la battaglia sul riconoscimento del tempo divisa e consegna tuttavia questa vittoria non è riconosciuta in tutte le aziende del territorio nazionale. Bisogna estendere a tutti questi riconoscimenti così come bisognerà fare chiarezza su tutto il territorio nazionale su chi compete il versamento della tassa per l’iscrizione all’opi per i dipendenti del SSN. Condividere le iniziative, gli studi, le best practices degli ordini provinciali più virtuosi per migliorare la comunicazione col cittadino e per promuovere la professione.

6. RIPENSAMENTO DEL SISTEMA DI RECLUTAMENTO: i concorsi pubblici si rivelano veri e propri viaggi della speranza con migliaia di partecipanti che, stremati dopo aver percorso l’Italia in lungo e in largo, macinando centinaia di km, devono sopportare anche le inefficienze burocratiche di aziende impreparate ad accogliere numeri così elevati di concorrenti. Emblematico è stato l’episodio qualche anno fa della protesta dei colleghi rispediti a casa a due ore dall’inizio del concorso per l’Umberto I di Roma. Questa sudditanza alla burocrazia è davvero paradossale. Gli altri paesi europei, attraverso agenzie di reclutamento e con un semplice colloquio, vengono in Italia e procedono alle assunzioni. Vogliamo modifiche alle procedure concorsuali nei limiti del dettato Costituzionale. Vogliamo altresì mobilità libere.

PROGRAMMA POLITICO/CULTURALE - Ricerca IN CAMBIAMENTO

1. RAPPORTI COI MEDIA: far conoscere tutti quei percorsi assistenziali in cui abbiamo raggiunto l’autonomia: gli ambulatori infermieristici, i reparti a degenza infermieristica e gli ospedali su complessità assistenziale, l’infermiere di famiglia (per esempio) o sull’ infermiere di triage e di ps (fast track e see&treat). La base professionale deve rendersi più visibile e promuovere maggiori iniziative tramite collaborazione attiva con l’ordine rivolte a migliorare e restaurare la nostra immagine all’ utenza per far comprendere la vera offerta professionale dell’infermiere di oggi. In altre parole dobbiamo agire meno nell’ ombra e imparare a “saperci vendere” per evidenziare il nostro determinante contributo nel panorama sanitario italiano con al centro sempre l’assistito.

2. DIVISA UNICA NAZIONALE: Istituire una divisa unica nazionale tramite la quale il cittadino riconosca gli infermieri e li distingua dagli altri operatori.

PROGRAMMA POLITICO/CULTURALE - Politica professionale IN CAMBIAMENTO

1. STATI GENERALI DELL’INFERMIERISTICA: un’occasione di incontro di tutte le anime rappresentative della professione (ordini, sindacati, dirigenti, docenti, associazioni scientifiche) per far emergere una convergenza già esistente sulla necessità di concordare una futura vision dell’infermiere.